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Compito 10 – E la pelle di questa figura aveva il colore delle nevi immacolate

dicembre 20, 2011

 

Siamo soli.
La ghiaia non è tanto dura e fa odore di sassi e di sabbia da cantiere. Il fiume è vicino, copre quasi le parole. Io ho un po’ paura. E’ buio, non lo so che ore saranno. A un certo punto ti alzi in piedi e cominci a frugare nella borsa. Cosa c’è? Voglio farti una foto. Ma che cazzo dici? Io penso che quello che è scappato quando siamo arrivati era grande come un gatto. Tiri fuori una macchinetta fotografica di quelle automatiche. Ho vent’anni e i capelli lunghi. Ho vent’anni e leggo fumetti. Ho vent’anni e sono sdraiato sulla riva del Reno con te. Ho vent’anni e penso che i miei tra un po’ cominciano a chiedersi dove sono.
Siamo soli.
Sei buffo, mi fai. Grazie. Hai una faccia buffa. Non sono abituato a questo posto. Penso che non sono abituato a un cazzo dei posti dove mi porti. Al circolo dei senegalesi. Al bar con le prostitute al bancone. A te che fai la spiritosa e mi chiedi se mi fanno impressione le coltellate. Io non dico niente. Ho solo voglia di andar via. Non lo so cosa pensavi. Certo che mi piacevi perché eri fuori. Coi capelli arancioni. Con gli ochi verdi. Con le magliette a righe. Con il piercing al naso. E adesso invece sto zitto e non dico niente.
Quanto siamo soli.
Io che prima di un esame non riuscivo a dormire. Figurarsi. Che mi piacciono le cose ordinate, le tabelle, i libri in fila. Le idee che danno un senso al casino. Che sono solo nelle nostre teste. Che alla fine rimangono solo quelle. Uno schemino in quattro quadranti che per farci entrare il mondo siamo disposti a prenderlo a martellate. A prendere una foto a caso delle vacanze. A inventarsi che non me l’ha fatta un mio amico in una sera di scazzo ma la mia fidanzatina fuori di testa una notte in riva al Reno. A inventarti di sana pianta, cara.
Siamo soli.
In una stanza con le locandine dei film, i barattoli con le penne e le forbici, col bonifico delle spese del condominio. Con la polvere negli angoli, col computer che s’è preso un virus. A scrivere. Siamo soli. Sdraiati sulla ghiaia in mezzo alle bottiglie vuote.

E la pelle di questa figura aveva il colore delle nevi immacolate

E con questo il viaggio è finito, cari miei. Ne siamo usciti sporchi e stanchi, in molti meno di quanti eravamo partiti, e più che approdati a un porto ci siamo ritrovati alla deriva verso il polo, dove nessuna carta segna terra.
Ma se state leggendo questo messaggio vuol dire che da qualche parte sono ancora qui che scrivo e che ho voglia di farmi leggere. E con le poche sicurezze della vita in mare direi che questo è quanto.
Grazie a tutti per essere stati con me fin qui, e arrivederci al prossimo viaggio.

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